Liste di attesa sempre più lunghe e un bassissimo turnover. In Emilia-Romagna avere un alloggio popolare è quasi un miraggio. Neppure 1.900 le assegnazioni nel 2024 e 30mila le domande in coda. C’è poi una “diffusa sottoutilizzazione del patrimonio, con alloggi sovradimensionati rispetto ai nuclei familiari”.
La Regione, attraverso una delibera, avvia ufficialmente il “cantiere” che dovrà riformare la legge sull’abitare. Partendo da un quadro complicato. Diecimila le richieste inevase nella sola provincia di Bologna a fronte di 511 appartamenti destinate a chi ha bisogno. E 1.900 le assegnazioni in un anno tra Piacenza e Rimini. Briciole. C’è poi una forte differenza, come scrive il quotidiano la Repubblica, tra chi è dentro agli alloggi popolari (in gran parte anziani soli) e chi è fuori (soprattutto famiglie numerose). Dunque è tempo di un confronto tra tutti gli attori e i soggetti coinvolti per modificare una legge che risale al 2001 e deve trasformare l’Edilizia residenziale pubblica “da sistema fondato su permanenze di fatto illimitate a servizio pubblico dinamico”.
I numeri restano impietosi. Nell’ultima analisi elaborata dall’Osservatorio regionale del sistema abitativo, a fine 2024 le domande di assegnazione in Emilia-Romagna non raggiungevano le 30mila unità, metà delle quali concentrate nei Comuni capoluogo. Bologna ne registrava 5.524 a fronte di 11mila alloggi a disposizione. In provincia richieste sotto a quota 10mila a fronte di 511 assegnazioni.
