Bologna. Al Sant’Orsola il trapianto con la cornea ibrida

Redazione

Una cornea ibrida, metà umana e metà artificiale, per restituire una funzione visiva a pazienti con gravi patologie oculari e trapianti falliti causa rigetti. I primi risultati sono incoraggianti, a sentire i medici. La nuova procedura è stata messa a punto dall’équipe di Oftalmologia del Policlinico Sant’Orsola di Bologna, diretta dal professor Luigi Fontana ed è una novità a livello mondiale: si tratta di unire tessuto umano e tecnologia artificiale per affrontare i casi più complessi di chirurgia oculistica. La tecnica combina una cornea proveniente da un donatore associata alla protesi endoteliale artificiale “EndoArt”, una sottile protesi artificiale che contribuisce a mantenerne la trasparenza. La novità è nell’intervento: la protesi viene inserita nella cornea del donatore prima del trapianto, permettendo di impiantare entrambe le componenti in un’unica operazione. Una soluzione che è pensata soprattutto per pazienti che hanno già subito più trapianti falliti e presentano danni estesi a tutta la cornea, con un elevato rischio di nuovo rigetto. Dal settembre dell’anno scorso sono già dodici gli interventi eseguiti. I primi risultati sono stati pubblicati su una rivista scientifica, ma serviranno ulteriori studi per confermarne l’efficacia nel lungo periodo. Una tecnica ancora sperimentale, che apre nuove prospettive per pazienti con poche alternative terapeutiche. Nel 2025, al Sant’Orsola, sono stati eseguiti complessivamente 349 trapianti di cornea, il quattro per cento in più rispetto all’anno precedente.