Sono 16 unità abitative di varie metrature, di cui due per persone diversamente abili, tutte a canone concordato: si tratta del condominio solidale sorto nell’edificio, per decenni abbandonato, che fu della clinica Beretta. E’ una delle tre strutture – le altre sono in via Fioravanti e in via del Porto – in mano alla Fondazione Abitare Bologna, che si occupa anche di co-housing. Nata nel febbraio di quasi due anni fa, la Fondazione è una risposta allo stress abitativo che affligge tante città italiane. Sotto le due torri, dice il Comune, la domanda di casa deve fare i conti con 14 mila alloggi che restano sfitti e prezzi delle locazioni aumentati di quasi il 25% negli ultimi 5 anni. A farne le spese la popolazione cosiddetta intermedia, cioè fuori dai criteri per accedere alle case popolari ma che ugualmente fatica a far fronte ai costi dell’affitto. All’ex Beretta sono stati assegnati al momento 5 appartamenti. Il progetto è rivolto a persone e famiglie con un ISEE tra i 9.360 e i 35mila euro. Bologna è una città che attrae lavoratori da ogni dove. Fondazione Abitare ha lanciato quindi il progetto “Una casa per il lavoro”: l’idea è quella di coinvolgere imprese di ogni tipo nelle ristrutturazioni di appartamenti, fornendone in cambio altri per propri dipendenti/collaboratori che altrimenti faticherebbero a trovare casa. In generale molti proprietari mantengono case sfitte per problemi come ristrutturazioni, distanza o timore. Qui scatta quello che la Fondazione definisce affitto civico, un patto che vuole tenere insieme basse spese di locazione e convenienza ad affittare.
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