Cpr e falsi certificati medici: da Ravenna inchiesta in tutta Italia

Redazione

Si allarga a tutto il territorio nazionale l’inchiesta sui certificati medici anti-rimpatrio, avviata a Ravenna e che lo scorso marzo aveva portato a provvedimenti disciplinari nei confronti di otto sanitari dell’ospedale Santa Maria delle Croci. La Polizia di Stato è stata impegnata in una vasta attività di polizia giudiziaria, coordinata dalla Procura della Repubblica di Ravenna, con l’esecuzione di numerosi decreti di perquisizione, locali, personali e informatici. L’operazione è condotta dal Servizio Centrale Operativo e dalla Squadra Mobile di Ravenna, con la collaborazione delle squadre mobili delle città coinvolte. Al centro dell’indagine ci sarebbe la presunta formazione e il rilascio di certificazioni mediche false, che secondo gli inquirenti sarebbero state utilizzate per impedire il trattenimento di cittadini stranieri irregolari all’interno dei Centri di permanenza per i rimpatri, i cosiddetti CPR. L’inchiesta prende le mosse dai provvedimenti adottati lo scorso marzo nei confronti di otto sanitari del reparto di Malattie infettive dell’ospedale ravennate. Per tre di loro era arrivata l’interdizione dalla professione per dieci mesi, mentre ad altri cinque era stato imposto il divieto di effettuare visite finalizzate al rilascio dei certificati di idoneità ai CPR. L’attività giudiziaria in corso coinvolge ora oltre venti professionisti e interessa nove città italiane: Bari, Biella, Bologna, Firenze, Livorno, Milano, Rimini, Roma e Varese. Secondo quanto precisato, ad eccezione di un solo caso, i medici destinatari dei decreti di perquisizione non risultano iscritti nel registro delle persone sottoposte a indagini preliminari. Le verifiche disposte dalla Procura ravennate puntano dunque a ricostruire la natura e l’estensione del presunto sistema di certificazioni, attraverso l’acquisizione di documentazione e materiale informatico.