Hanno preso il via gli accertamenti tecnici su telefonino, computer, due hard disk e diverse chiavette USB appartenuti a Pietro Gugliotta, ex agente di polizia ed ex componente della banda della Uno Bianca. Gugliotta si è tolto la vita lo scorso gennaio nella sua abitazione in provincia di Pordenone, dove si era trasferito dopo aver scontato la pena ed essere tornato in libertà nel 2008. Notizia resa pubblica soltanto a maggio. Agli accertamenti sui suoi supporti informatici hanno assistito anche i legali dei familiari delle vittime. Gli esami puntano a ricostruire gli ultimi mesi di vita di Gugliotta: tra le richieste avanzate dagli avvocati, quella di analizzare le ricerche effettuate su internet per comprendere quali fossero le sue preoccupazioni e verificare se il suicidio possa essere collegato ai timori legati alla riapertura delle indagini sulla Uno Bianca. Viene inoltre chiesto di esaminare messaggi, chiamate e contatti presenti nei dispositivi elettronici per ricostruire le relazioni più recenti dell’ex poliziotto. Ufficialmente il gesto è stato ricondotto a motivi familiari, ma restano ancora diversi interrogativi. A rafforzare i dubbi sono anche le parole dell’avvocata di Gugliotta, Stefania Mannino, che dopo la sua morte aveva raccontato di essere stata contattata pochi giorni prima per un incontro urgente, mai avvenuto.
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