Roberto Savi è stato trasferito dal carcere milanese di Bollate a quello di Ferrara. Una decisione arrivata su richiesta della Procura di Bologna, pare – scrive l’edizione bolognese di Repubblica – in seguito all’intervista rilasciata al programma tv Belve Crime e al successivo silenzio durante l’interrogatorio davanti ai magistrati. Dopo oltre trent’anni di silenzio, Roberto Savi in televisione aveva ipotizzato la presenza di apparati deviati dello Stato dietro alcuni dei delitti della banda della Uno Bianca, responsabile di 24 omicidi e 102 feriti tra il 1987 e il 1994. In particolare, Savi aveva fatto riferimento alla strage dell’armeria di via Volturno, a Bologna, il 2 maggio 1991, nella quale furono uccisi Licia Ansaloni e l’ex carabiniere Pietro Capolungo. Secondo il suo racconto, non si sarebbe trattato di una rapina, ma di un omicidio mirato legato al passato della vittima. Dichiarazioni che hanno riacceso il dibattito su uno dei capitoli più controversi della vicenda. Le sue parole si sono inserite nella nuova inchiesta aperta dalla Procura di Bologna, che punta a chiarire l’eventuale esistenza di altri complici della banda. Nei giorni scorsi i magistrati hanno interrogato Roberto e il fratello Fabio Savi nel carcere di Bollate. Mentre il primo si è avvalso della facoltà di non rispondere, Fabio ha escluso qualsiasi copertura da parte di apparati dello Stato. Il trasferimento di Roberto Savi a Ferrara viene interpretato come un segnale della Procura, dopo comportamenti ritenuti incoerenti tra le dichiarazioni pubbliche e il silenzio mantenuto davanti agli inquirenti.
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