Turni di 12 ore sette giorni su sette, dormitori fatiscenti e muffa: tutto per una paga irrisoria. La Guardia di Finanza e i Carabinieri del Nucleo Ispettorato del Lavoro hanno smantellato a Reggio Emilia un sistema di sfruttamento nel settore tessile. È lo scenario emerso dall’operazione scattata stamane all’alba, che ha portato al sequestro di oltre 800.000 euro nei confronti di due imprenditori cinesi di 55 anni, indagati per caporalato. Tra i beni sequestrati, figurano 6 conti correnti, un immobile ed un autovettura di grossa cilindrata. Il decreto di sequestro preventivo è stato emesso dal GIP del Tribunale di Reggio Emilia. Secondo quanto emerso nel corso delle indagini, coordinate dalla procura reggiana, i due indagati avrebbero assunto e impiegato manodopera (si stima almeno 14 stranieri), approfittando del loro stato di bisogno e sottoponendola a condizioni di grave sfruttamento, corrispondendo retribuzioni palesemente difformi da quelle stabilite dai contratti collettivi nazionali e violando sistematicamente la normativa in materia di orario di lavoro, sicurezza e igiene. Il capannone aziendale è risultato inidoneo a causa di un sistema di aerazione non funzionante, presenza di muffa e umidità sulle pareti, scarsa illuminazione e inefficienza dei sistemi antincendio, senza che alcun lavoratore fosse stato formato sui rischi professionali. Il personale veniva alloggiato in appartamenti fatiscenti messi a disposizione dal datore di lavoro, con camere ricavate da pareti in cartongesso e bagni privi delle minime condizioni igienico-sanitarie.
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