Caso Gaiani, in aula il racconto della dottoressa: «Aveva un ematoma sul viso, le chiesi se subiva violenze»

Redazione

Un ematoma sullo zigomo nascosto dagli occhiali da sole e una domanda diretta sulla possibilità che fosse vittima di violenza. Sono alcuni degli elementi emersi davanti alla Corte d’Assise di Bologna nel processo per la morte di Daniela Gaiani, la 58enne trovata senza vita nella sua abitazione di Castello d’Argile il 5 settembre 2021.Sul banco degli imputati c’è il marito, Leonardo Magri, 64 anni, accusato di omicidio aggravato dai futili motivi e dal legame affettivo con la vittima. Secondo la Procura, l’uomo avrebbe ucciso la moglie per poter vivere liberamente una relazione extraconiugale. Magri, che si è sempre dichiarato innocente, sostiene invece di aver trovato la donna impiccata alla spalliera del letto con una fettuccia di poliestere. Nel corso dell’udienza ha testimoniato la dottoressa Oana Munteanu, che l’11 maggio 2021 visitò Daniela Gaiani nel proprio ambulatorio. «Era venuta per ritirare alcune ricette di Stilnox e Xanax. Indossava occhiali da sole che coprivano un piccolo ematoma sullo zigomo», ha raccontato.Insospettita dal segno sul volto, la medico le chiese se avesse subito violenza. La donna, però, escluse qualsiasi aggressione, spiegando che si trattava di un incidente domestico. «Non volle togliersi gli occhiali e rifiutò una visita più approfondita», ha aggiunto la testimone, precisando di averle anche suggerito di rivolgersi a un centro antiviolenza. Un’ipotesi che Gaiani respinse, sostenendo che non fosse il suo caso. Durante il controesame, la parte civile ha richiamato alcune dichiarazioni rese dalla stessa dottoressa agli investigatori dopo la morte della donna. In quell’occasione, il medico avrebbe definito l’ematoma «vistoso» e manifestato dubbi sulla versione della caduta accidentale. Circostanze che ora saranno valutate dalla Corte nel quadro complessivo delle prove.In aula è stato ascoltato anche Stanislao Pezzini, medico di famiglia della coppia fino al 2020, che ha ricostruito alcuni aspetti della storia clinica di Daniela Gaiani. La donna soffriva di insonnia ed era stata seguita per un quadro di ansia e depressione, successivamente ritenuto risolto. Spazio, infine, alle analisi scientifiche del Ris di Parma sulla fettuccia di poliestere indicata dall’imputato come strumento del suicidio. Gli accertamenti genetici hanno rilevato la presenza di due profili biologici, riconducibili a Leonardo Magri e Daniela Gaiani. Tracce non databili con precisione, ma che, secondo gli esperti, non apparirebbero particolarmente risalenti nel tempo.Il processo riprenderà il prossimo 29 settembre, quando sono attese nuove testimonianze e potrebbe essere ascoltato anche lo stesso Leonardo Magri.