È già saturo, dal punto di vista ambientale e acustico, e per questo non può sostenere un ulteriore aumento dei voli. È la posizione del Comune di Bologna, che boccia il nuovo Piano nazionale aeroporti elaborato da Enac e dai ministeri dell’Ambiente e dei Trasporti. Palazzo d’Accursio chiede misure correttive e nuovi limiti vincolanti per contenere i disagi provocati dal traffico aereo. Il tema è particolarmente delicato perché il Marconi continua a macinare numeri record: da aprile ha superato ogni mese il milione di passeggeri, aprendo la prospettiva di oltrepassare nel 2026 gli 11 milioni registrati lo scorso anno. Il nuovo Piano darebbe il là a una crescita ancora più marcata: entro il 2035 Bologna potrebbe arrivare a oltre 15 milioni di passeggeri e superare i 95 mila movimenti aerei l’anno. Si tratta però di numeri che preoccupano l’amministrazione comunale, a fronte pure del progetto regionale di integrare lo scalo bolognese con gli aeroporti di Forlì, Parma e Rimini: questo lascerebbe comunque a Bologna il 94 per cento del traffico complessivo. Ma a preoccupare è soprattutto il rumore. Secondo il Comune, il Piano utilizza dati risalenti al 2014 e rischia quindi di sottovalutare l’impatto reale sul territorio. I residenti esposti sono passati dai 1.879 previsti dal vecchio Masterplan per il 2030 ai 4.269 rilevati nel 2024. Da qui la richiesta del Comune di fermare l’aumento dei voli e di introdurre limiti nelle fasce serali, notturne e mattutine.
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