Ci sono nuovi sviluppi in mano alla procura di Bologna, che riguardano le indagini sulla rapina del 2 maggio 1991 all’armeria di Via Volturno, legata alle vicende della banda della Uno Bianca. Un’assalto che provocò due vittime, la titolare Licia Ansaloni e il carabiniere in pensione Pietro Capolungo che le dava una mano dietro al bancone. Gli inquirenti si stanno concentrando su Corrado Pizzoli, che rilevò l’esercizio commerciale dopo il fatto di sangue. A casa dell’85enne sono state trovate armi e centinaia di munizioni. Pistole, fucili, pure granate, molte detenute illegalmente. Tra l’altro Pizzoli si è rivelato conoscente del proprietario del poligono abusivo a San Lazzaro di Savena dove la banda faceva esercizio di tiro. Obiettivo di chi indaga è ora ricostruire la storia di tutto l’arsenale ritrovato nell’appartamento dietro ai Giardini Margherita, riconducibile all’uomo, per capire se quelle armi hanno sparato in mano al gruppo di fuoco che terrorizzà Bologna, la Romagna e le Marche tra il 1987 e il 1994.
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