Rissa in carcere, detenuto accoltellato alla schiena e al volto

Redazione

Acque agitate in carcere a Bologna: prima avrebbe inveito contro il personale di Polizia Penitenziaria, poi si è scagliato contro altri detenuti, uno dei quali è stato accoltellato. E la Dozza torna al centro della cronaca. Protagonista della vicenda, domenica, un cittadino straniero ristretto nella casa circondariale felsinea. Vittima un 30enne marocchino colpito alla schiena e al volto durante una rissa con un coltello fabbricato artigianalmente. L’aggressore, un diciottenne egiziano, è stato subito identificato mentre la vittima è stata trasportata al policlinico Sant’Orsola dove è stata curata e dimessa la sera stessa. “Diversi sono stati i detenuti coinvolti” e solo grazie al tempestivo intervento degli agenti “si è riusciti a ricomporre, seppur a fatica, la normalità” spiegano Francesco Campobasso e Francesco Borrelli, segretari per l’Emilia-Romagna del Sappe.

“L’aggressione si inserisce in un contesto già fortemente problematico in cui versa da tempo il carcere della Dozza”, conferma in una lettera il sindacato Fp Cgil Bologna ai vertici della casa circondariale, al capo del Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria e al Provveditorato dell’amministrazione penitenziaria dell’Emilia-Romagna. Le situazioni segnalate “da tempo e a più riprese” riguardano “l’inagibilità di almeno cinque camere al reparto infermeria, dove nonostante le infiltrazioni di acqua sono stati recentemente allocati più detenuti”. Ci sono problemi nella cucina del reparto femminile, ferma “a distanza di oltre un anno dall’inizio dei lavori” e che “continua a non essere funzionante”. Ci sono problemi nella mensa ordinaria per il personale di polizia penitenziaria, e altri malfunzionamenti per quanto riguarda l’ascensore, il montacarichi e le aree esterne.

A giudizio poi di Campobasso e Borrelli del Sindacato Autonomo Polizia Penitenziaria, l’episodio non è un fatto isolato e va oltre le celle del carcere bolognese della Dozza ma “ripropone nuovamente le difficoltà in cui versa il sistema penitenziario italiano. Un’aggressione ad un servitore dello Stato è un’offesa alla Nazione, un gesto vile e da censurare in quanto commesso in stato di detenzione all’interno di un carcere mentre si è soggetto ad un’opera di risocializzazione”.

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