Droga, alla ‘Dozza’ spaccio col drone: arrestata compagna di un detenuto

Redazione

Un drone per superare il muro di cinta del carcere e consegnare droga ai detenuti. È questa l’ipotesi al centro di un’indagine coordinata dalla Procura di Bologna che ha portato alla luce un presunto sistema di spaccio all’interno della casa circondariale della Dozza. Maartedì 10 febbraio gli agenti della Squadra Mobile, insieme al Nucleo Investigativo Centrale della Polizia Penitenziaria, hanno eseguito diverse perquisizioni delegate dall’autorità giudiziaria. Al centro dell’inchiesta, un detenuto e la sua compagna, una 35enne italiana residente all’esterno della struttura. Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, panetti di hashish sarebbero stati introdotti in carcere utilizzando un drone, in grado di superare le barriere di sicurezza e recapitare la sostanza stupefacente all’interno dell’istituto penitenziario. Un sistema che, se confermato, avrebbe garantito profitti elevatissimi. All’interno del carcere, infatti, il prezzo dell’hashish può lievitare fino a cifre molto più alte rispetto al mercato esterno: singole dosi possono arrivare a costare anche centinaia di euro. Durante le perquisizioni nell’abitazione della donna, gli agenti hanno sequestrato circa 200 grammi di hashish, bilancini di precisione, una macchina per il sottovuoto e telefoni cellulari di dimensioni ridotte, spesso utilizzati per eludere i controlli. Sequestrato anche un drone dotato di telecamera, ritenuto compatibile con le modalità ipotizzate per il trasporto della droga. La donna è stata arrestata e condotta davanti al giudice con rito direttissimo l’11 febbraio. L’inchiesta prosegue per accertare eventuali ulteriori responsabilità e ricostruire l’intera rete dello spaccio. Un’operazione che conferma l’attenzione investigativa sui nuovi metodi utilizzati per introdurre droga e oggetti proibiti negli istituti di pena.