Bologna. Uno Bianca, c’è una nuova inchiesta

Redazione

Si va indietro di quasi 35 anni: a quel 2 maggio 1991 quando la banda della Uno Bianca assaltò a Bologna l’armeria di via Volturno, facendo due vittime. Una scia di sangue che lì, quel giorno, avrebbe visto comparire un complice del gruppo di fuoco capeggiato dai fratelli Savi. Ne è convinta la procura bolognese: a darne notizia è l’edizione odierna de Il Resto del Carlino. I magistrati avrebbero aperto un’indagine con l’obiettivo di provare a risalire all’identità di quella persona. Elemento fondamentale pare sia l’impronta del palmo di una mano appartenente a un uomo, lasciata sul bancone dell’armeria. Ma ci sarebbero altri elementi in mano ai pm Lucia Russo e Andrea De Feis, titolari del fascicolo. L’inchiesta, anche con l’aiuto dei Ris, sta ripercorrendo quella giornata: l’ingresso di Roberto Savi nell’esercizio a due passi da via Indipendenza con l’intento di rubare armi, gli omicidi della titolare Licia Ansaloni e del carabiniere in pensione Pietro Capolungo. Già allora un testimone parlò di un uomo alto e distinto, con i baffi e la giacca a quadri, descritto come complice di Savi e visto appoggiarsi al bancone dell’armeria. Le analisi fatte esclusero fin da subito l’appartenenza a uno degli altri complici della banda, ma non si giunse a nient’altro. Sono passati decenni ma le tecniche investigative hanno permesso più volte di dirimere situazioni rimaste oscure anche per lungo tempo.