Spese che con l’Avis di Bologna non c’entravano proprio nulla. Lo ha stabilito la Corte dei Conti che ha condannato, in primo grado, l’ex presidente dell’associazione dei donatori di sangue Claudio Rossi a un risarcimento di 40mila euro, da corrispondere all’Ausl bolognese. Ancora in corso invece il procedimento penale, che vede il passato responsabile imputato per peculato. Stando alle accuse, l’uomo avrebbe utilizzato i soldi dell’associazione per scopi privati tra il 2020 e il 2022: agli atti risulterebbero cene, anche in ristoranti lussuosi, vacanze e conti al supermercato. Ma coi soldi dell’Avis, l’ex numero uno avrebbe saldato conti di alberghi e acquisti di scarpe. Agli atti ci sarebbero pure prelievi settimanali dai conti dell’associazione. Con regolarità salta fuori l’utilizzo delle automobili di servizio nei fine settimana e verso mete di villeggiatura. Pagamenti effettuati tramite carta di credito e bancomat a disposizione per via del ruolo: tutto vincolato a rendicontazioni e rispetto di tetti di spesa. Ma, stando ai giudici contabili, così non sarebbe stato. Una vicenda delicata, saltata fuori nel 2022 dopo verifiche interne da parte dell’associazione, che opera in convenzione con l’Ausl e il cui patrimonio dipende da erogazioni pubbliche.
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