Era poco distante dal luogo del delitto. Il coltello col quale è stato ucciso il capotreno Alessandro Ambrosio è affiorato una volta che la neve, caduta copiosa il giorno del tragico delitto, ha iniziato a sciogliersi. Si tratta di un pugnale con dimensioni e forma compatibili con la ferita rilevata durante l’autopsia sul corpo della vittima, svolta ieri pomeriggio. Gli investigatori sperano che sull’arma siano rimaste le impronte di Marin Jelenic il 36enne croato accusato di avere ucciso il capotreno. Ma il timore è che la neve abbia cancellato o comunque compromesso le impronte. L’arma è in mano alla scientifica per tutte le analisi del caso. Intanto si guarda all’autopsia: gli esiti saranno consegnati entro 60 giorni al pm Michele Martorelli, che ha incaricato il medico legale Elena Giovannini. Presente all’esame anche il perito di parte nominato dalla legale di Jelenic. A quanto si apprende, la vittima è stata colpita una sola volta alle spalle, con una coltellata che ha lacerato un polmone. Ferita che ha portato Ambrosio a morire dissanguato in pochi secondi. Sul corpo pare non ci siano segni di colluttazione: il capotreno dunque non ha avuto tempo di difendersi.
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