La sentenza del Consiglio di Stato boccia le norme sugli affitti brevi introdotte dal Comune di Bologna. Secondo i giudici, il regolamento è stato approvato senza rispettare le garanzie di partecipazione previste dalla legge regionale, portando all’annullamento dell’intero impianto normativo. Una decisione che apre ora un fronte politico e legale. A parlare di “bocciatura netta” è Confabitare, l’associazione dei piccoli proprietari immobiliari, che accusa il Comune di aver adottato scelte illegittime “sulla pelle delle famiglie”. L’associazione ha annunciato l’apertura di uno sportello di assistenza per i proprietari che hanno sostenuto spese a seguito delle norme ora annullate, mettendo a disposizione anche i propri legali per richieste di rimborso e azioni risarcitorie per il mancato reddito. Confabitare sta inoltre lavorando a una possibile class action per riunire tutti i soggetti danneggiati. Il presidente Alberto Zanni chiede ora un incontro con l’amministrazione comunale per affrontare le conseguenze della sentenza e aprire un confronto che, sostiene, finora è mancato. Sul piano politico, dura anche la reazione di Fratelli d’Italia in Regione. I consiglieri Marta Evangelisti e Giancarlo Tagliaferri parlano di regole “calate dall’alto”, introdotte senza un reale confronto con i soggetti interessati e senza una valutazione degli effetti economici e sociali. Per i meloniani, non si tratta di un semplice vizio procedurale: quando si interviene su proprietà private e attività economiche, spiegano, la forma è sostanza. La sentenza del Consiglio di Stato, intanto, impone uno stop alle norme sugli affitti brevi e riapre il dibattito sul ruolo dei Comuni e sulle regole da adottare per governare il settore senza generare contenziosi.
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