Il “nuovo” primo giorno della Città 30 è andato in scena ieri, lunedì 20 aprile. Un ritorno alla velocità ridotta reso possibile da un pacchetto di ventidue ordinanze comunali che, di fatto, puntano a superare la sentenza del Tar che aveva annullato la precedente delibera. Il limite dei 30 all’ora è tornato a interessare circa 258 chilometri di strade cittadine. Ma se per Palazzo d’Accursio si tratta di un atto formale necessario, per l’opposizione è solo un “trucco” burocratico. Fratelli d’Italia parla infatti di una “riproposizione sostanziale” del vecchio modello, spacchettata in più atti amministrativi per aggirare i giudici, e ne mette già in dubbio la legittimità. Mentre la politica discute, le pattuglie sono tornate in strada. E con loro, le sanzioni. Nicola Stanzani di Forza Italia critica duramente la scelta, sottolineando che l’unica vera novità sono le multe a chi circola a soli 40 chilometri orari, una misura definita vessatoria e priva di reale incidenza sulla sicurezza stradale. A rendere la mattinata ancora più complicata è stato un maxi tamponamento in autostrada che ha mandato in tilt gli accessi alla città. Per Daniele Aiello di Forza Italia Giovani, è l’ennesimo “buongiorno difficile” per lavoratori e studenti, prigionieri di una mobilità sempre più problematica. Di parere opposto il comitato favorevole alla delibera. Per la portavoce Sara Poluzzi, Bologna torna finalmente alla “normalità”. I sostenitori accolgono con favore i controlli e i cento interventi diffusi previsti dal piano, chiedendo che la priorità sia data alle strade più pericolose per salvare vite umane. La sfida tra chi sogna una città più lenta e sicura e chi teme la paralisi urbana è ufficialmente ricominciata. Resta da capire se questo nuovo impianto normativo reggerà alla prova del traffico e, soprattutto, a quella dei ricorsi.
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